WASTE.NOT
proposta di ricombinazione programmata

Il progetto WASTE.NOT nasce da un’utopia necessaria: credere di poter dare nuova vita alle risorse di materiale, energia e pensiero già prodotte e che devono essere conservate. E’ la proposta di una nuova grammatica industriale che si basa sugli investimenti tecnologici (stampi, soluzioni tecniche e formali, etc.) già capitalizzati dall'azienda nel corso della sua storia, nonchè sul materiale di seconda scelta e fuoricatalogo. La ricombinazione dei geni formali e funzionali propri del marchio rendono possibile la salvaguardia della sua ‘biodiversità’ oggettuale, generando nuovi ibridi o, chissà, chimere. Piccoli mostri di origine divina che propongono nuove funzioni estetiche e d’uso: create ‘ad arte’ traendo spunto dai bisogni e dalle utopie della vita quotidiana, esse si sviluppano in un processo continuo di ibridazione che coinvolge non solo i comportamenti umani ma anche la vita vegetale e quella animale.

Waste.not non parla di “riciclaggio”, come trasformazione dello scarto per ricavare nuove materie prime, ma di “ricombinazione” dell’esistente in artefatti rifunzionalizzati, Posacenere riconvertiti in microgiardini, appendiabiti che diventano trofei anti-caccia, librerie che si trasformano in orti domestici: il recupero dello scarto e dell’esistente non rimane isolato quindi in una dimensione puramente artistica, ma, viene riletto in termini di ecoefficacia.


WASTE.NOT
a regeneration plan

WASTE.NOT project is part of a necessary mission (considered a utopia by many) that aspires to regenerate existing resources - materials, work and thoughts - previously employed. It is the motion of a set of new industrial grammatical foundations based on technological assets (moulds, technical and shape approaches etc.), on which the company has invested through time, and out-of-catalogue second-choice materials. Rearranging shape and functional brand genes makes object “biodiversity” preservation possible, producing new hybrid products or perhaps chimeras. Small “divine monsters” suggesting ad hoc new operational and aesthetics functions come into being. Such functions are prompted by daily requirements and utopias and they expand in a continuous hybridization process that addresses human behaviors as well as animal and vegetable kingdoms.

Waste.not does not concern “recycling” waste to obtain new raw materials. Actually, it is about “regenerating” existing goods and recreating them into new products thanks to practical and intellectual creativity: ashtrays turned into micro gardens, coat hangers that become anti-hunting trophies, bookshelves that are converted into home vegetable gardens. Danese firmly believes that it is possible to appreciate objects only if we deeply comprehend ourselves and our surroundings. Silently, things create lasting concept synapses between human civilizations and nature.